Interfacce e nuove metafore

OLPC activitiesIl lavoro su OLPC fatto in occasione dell’incontro a Majo è stata l’occasione per fare un po’ di riflessioni su cosa ci si aspetta da un pc portatile, su quali siano le funzioni necessarie e quali siano quelle accessorie. Come ho cercato di dire nel mio intervento, il punto e’ che l’OLPC non si può confrontare con altri PC solo in base al peso e al costo, o ai tempi di risposta, perche’ dietro l’OLPC ci sono sia considerazioni di carattere ambientale (protezione da sabbia, acqua, urti, consumo ridotto) sia legate a quelli che sono considerati i naturali destinatari dell’oggetto, ovvero i bambini. Per loro è stata pensata una nuova interfaccia, che non usa come metafora quella della scrivania e dell’ufficio, e quindi non esistono schedari (cartelle, directory) o pratiche (file) da archiviare. Esiste il concetto di journal (giornale? diario di bordo?) in cui tutto quello che si fa viene accodato e messo da (qualche) parte… ciò provoca in noi cresciuti a suon di “dir” e “ls” , poi ammaestrati all’idea a dimenticare cose come “fat” (file allocation table) e in cui non e’ nemmeno il caso che vediamo i “file di sistema”, in quanto dannosi pasticcioni, un senso di ulteriore e grave spaesamento e di consequenza per quanto “mentalmente flessibili” l’incapacità di giudicare se questa nuova metafora sia migliore della precedente.

L’esigenza di evolvere dalla metafora dell'”ufficio” visti i nuovi contesti d’uso del PC, inimmaginabili 10 – 15 anni fa, sta diventando un’esigenza sempre più sentita: sarà anche a causa dello stracitato “2.0” che ha portato tanti addetti e non ad usare il PC per piacere o necessità di comunicare, ma l’annuncio di “ITSME” fatto all’Innovation forum 2008, mi fa un grande piacere: finalmente dopo anni di “standardizzazione (che ha i suoi lati positivi) che forse (?) ha appiattitto anche le potenzialità dei sistemi GNU-LINUX, si ridiscute di interfacce e di metafore... non si parla più di cartelle e archivi ma di “storie” e “luoghi” e di complessità dell’esperienza umana. Non so se questo si possa definire postmodernismo, ma sicuramente è molto più vicino al modo di lavorare e di pensare che abbiamo oggi, per cui seguirò questo progetto con grande curiosità .

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