[:it]Interfacce e nuove metafore[:en]Interfaces and new metaphors[:]

[:it]Interfacce e nuove metafore[:en]Interfaces and new metaphors[:]

[:it]OLPC activitiesIl lavoro su OLPC fatto in occasione dell’incontro a Majo è stata l’occasione per fare un po’ di riflessioni su cosa ci si aspetta da un pc portatile, su quali siano le funzioni necessarie e quali siano quelle accessorie. Come ho cercato di dire nel mio intervento, il punto e’ che l’OLPC non si può confrontare con altri PC solo in base al peso e al costo, o ai tempi di risposta, perche’ dietro l’OLPC ci sono sia considerazioni di carattere ambientale (protezione da sabbia, acqua, urti, consumo ridotto) sia legate a quelli che sono considerati i naturali destinatari dell’oggetto, ovvero i bambini. Per loro è stata pensata una nuova interfaccia, che non usa come metafora quella della scrivania e dell’ufficio, e quindi non esistono schedari (cartelle, directory) o pratiche (file) da archiviare.[:en]

OLPC activities The work we made for our presentation regarding OLPCat the ITI Majorana school, was a good opportunity to think more carefully about our expectations from a laptop, distinguing the needed functions from the optional ones.

As I tried to explain during my presentation, I think that it is impossible to compare OLPC with other PC starting from weight or cost, or the reply time, as behind OLPC there are question related to the environment in which the OLPC are expected to be used (as sand protection, wather, crash, reduced consumption) and to the final user, the children. Thinking to them, they designed a totally new interface, that do not use the office and the desktop metaphor, and for this reason we don’t have “folders” with “files” to be archived.
[:][:it] Esiste il concetto di journal (giornale? diario di bordo?) in cui tutto quello che si fa viene accodato e messo da (qualche) parte… ciò provoca in noi cresciuti a suon di “dir” e “ls” , poi ammaestrati all’idea a dimenticare cose come “fat” (file allocation table) e in cui non e’ nemmeno il caso che vediamo i “file di sistema”, in quanto dannosi pasticcioni, un senso di ulteriore e grave spaesamento e di consequenza per quanto “mentalmente flessibili” l’incapacità di giudicare se questa nuova metafora sia migliore della precedente.

L’esigenza di evolvere dalla metafora dell'”ufficio” visti i nuovi contesti d’uso del PC, inimmaginabili 10 – 15 anni fa, sta diventando un’esigenza sempre più sentita: sarà anche a causa dello stracitato “2.0” che ha portato tanti addetti e non ad usare il PC per piacere o necessità di comunicare, ma l’annuncio di “ITSME” fatto all’Innovation forum 2008, mi fa un grande piacere: finalmente dopo anni di “standardizzazione (che ha i suoi lati positivi) che forse (?) ha appiattitto anche le potenzialità dei sistemi GNU-LINUX, si ridiscute di interfacce e di metafore... non si parla più di cartelle e archivi ma di “storie” e “luoghi” e di complessità dell’esperienza umana. Non so se questo si possa definire postmodernismo, ma sicuramente è molto più vicino al modo di lavorare e di pensare che abbiamo oggi, per cui seguirò questo progetto con grande curiosità .[:en]
They started from the concept of journal, in which everything is sequentally archived and put somewhere on the pc memory..
we grown up using commands like “dir” or “ls”, and also if after we were trained to forget the concept of “fat” (file allocation table) and we aren’t allowed to see “the system files”, as we are considered bungles, we feel deeply puzzled. We try to have an open mind approach, but I feel very difficult to judge if this new metaphor is better than we one we used before.

The need of evolving from the office metaphor, is more and more urgent as PC now are used in context we cannot imagine 10 or 15 years ago. Maybe thanks to the web 2.0 buzz, who lead so many not expert to use the PC for pleasure or need, I was very happy to hear about announcement of “ITSME” at the Innovation forum 2008. After many years of “standardization” (that has also many positiive aspects) and the (maybe?) the flattening of the GNU-Linux capability, we are now discussing again about interfaces and metaphors.. we are no more talking about files and folders but about “stories” and “places” and complexity of the human nature. I dont’ know if this is postmodernism, but for sure, it is closer to the way we work and think, today.

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