Maestri d’Italia

“Il convegno “Vecchi maestri, Nuovi Alfabeti” organizzato il 9 settembre  in occasione dei 150 anni dell’unità di Italia, dall’Assemblea Legislativa e la Giunta della Regione Emilia Romagna, in collaborazione con il Comitato Italia150, è uno dei tre importanti eventi dedicati al maestro Alberto Manzi, al ruolo di rilievo che ha ricoperto in ambito didattico e pedagogico e al contribuito fondamentale che ha offerto per l’unità del Paese.”

Nella sala Duomo delle Officine Grandi Riparazioni, il contributo di Alberto Manzi all’alfabetizzazione degli italiani era tangibile   perchè  condiviso da molti dei presenti, che si sono ritrovati bambini affascinati davanti alla tv in bianco e nero degli  anni di boom economico.

Un viaggio nel tempo che è stato soprattutto un viaggio nella tv, grazie al contributo del prof. Giorgio Simonelli, che ha riconosciuto a Manzi, la capacità di saper essere intrattenitore oltre che educatore.

La RAI degli anni 60 e 70 aveva una finalità educativa attuata attraverso tutta la programmazione, dai quiz alla prosa agli sceneggiati ma con  una pedagogia “soft”  che cercava il consenso e si contrapponeva all’epica dell’istruzione “obbligatoria”, all’alfabetizzazione attraverso l’arruolamento per la guerra e iconizzata dal Pinocchio scortato a scuola dai carabinieri. Dallov “spettacolo dell’apprendimento” oggi la tv ci offre la spettacolarizzazione dell’ignoranza.

A Simonelli ha risposto in modo deciso il prof. Giovanni de Luna, che ha incentrato tutto il proprio intervento sul fatto che oggi bisogna essere consapevoli di trovarsi in un’arena in cui si combatte per la trasmissione del sapere.

Oggi la scuola affronta una crisi strutturale perchè è lo strumento di trasmissione del sapere governato dallo stato, che definisce attraverso i suoi “programmi”, cosa va trasmesso e cosa no, e anche il suo rapporto con la scrittura si è incrinato.

Lo scenario è in discontinuità rispetto a quello di Manzi: oggi la TV crea senso comune, sdoganando il privato,  mercificando le storie personali, che adottano un paradigma vittimario e creano una dimensione emotiva della conoscenza.

Oggi bisogna combattere un senso comune fatto di stereotipi: la scuola non può ritirarsi ma deve adottare linguaggi coerenti e non preoccuparsi di modificare i manuali;  non è certo attraverso la riscrittura della storia nei libri di scuola si affronta il problema.

Il tema dei libri di scuola è stato al centro dell’intervento del prof. Roncaglia che parlando di libri digitali, ha sottolineato l’importanza del libro di testo, inteso come filo narrativo per gli studenti, richiamando una citazione di Manzi che auspicava un libro di testo personalizzabile.

Roncaglia propone un libro di testo digitale che adotti la metafora dei “layer”, come quella usata dall’augmented reality dei cellulari,  in cui le tecnologie possono aprire numerose opportunità e anche nuovi ruoli professionali: nuovi orizzonti che richiederebbero sperimentazioni opportune, per evitare inutili sprechi (stampare i pdf non e’ un risparmio).

L’intervento conclusivo di Vinicio Ongini sulla scuola a colori è stato molto  coinvolgente. Ongini ha ricordato il Manzi dell’ultimo periodo, quello che nel 1991 si rivolgeva ai nuovi italiani, ai migranti, con un programma intitolato “Insieme” e ha sottolineato come il racconto degli “stranieri” attraverso i media sia ansiogeno.

Mi ha fatto riflettere soprattutto quando ha ricordato che nel 1991 in TV c’era un programma condotto da Maria Jesus de Lourdes intitolato “Non solo nero” mentre ora non si vedono migranti in televisione, sembrano non avere  un ruolo nella nostra società. Oggi l’80% dei bambini della scuola di infanzia sono “stranieri” e sono un’opportunità perché sono portatori di sguardi nuovi.

Il convegno mi ha restituito un ricordo che avevo perso:  un corso di inglese fatto in parrocchia, con un’insegnante che mi piaceva perche’ usava i lucidi (!!) e i disegni, proprio come faceva  il maestro Manzi in tv.

Mi ha fatto venire voglia di leggere due libri, “La mia casa è dove sono” di Igiaba Scego, autrice di seconda generazione, e “Eva Mameli Calvino”, biografia della mamma di Italo Calvino.

E mi ha anche riportato indietro di qualche mese,  alla lezione di Edoardo Bonelli alla Biennale Democrazia sulla comunicazione politica, in cui aveva tratteggiato i rapporti tra TV e politica e parlato  della perdita del ruolo pedagogico dei partiti, in un passaggio sintetizzato come  “dalla rappresentanza alla rappresentazione”.

Popper e Pasolini ci avevano avvertiti, ma Manzi ci ha lasciato una speranza.

 

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Recensione: Felici e sfruttati

cena obamaHo appena finito di leggere   “Felici e sfruttati – Capitalismo digitale ed eclissi del lavoro” di Carlo Formenti e ho capito perché a un certo punto, circa sei mesi fa, ho avuto una personalissima crisi di rigetto e saturazione verso tutta la retorica  intorno al cosidetto “2.0″, alla “partecipazione”,  alla declinazione del “crowd” in tutte le sue forme.

Questo libro ha avuto il grande pregio di farmi riflettere su quanto ironicamente Formenti descrive così:

 

 

“Internet diventa la metafora irresistibile di una nuova era in cui tutto appare più facile e  “leggero”; cadono le barriere geografiche e politiche che impediscono a tutti gli esseri umani di dialogare fra loro; l’economia si sbarazza dei vincoli della scarsità, promettendo ricchezze senza limiti grazie alla possibilità di produrre e distribuire a costo zero un’infinita gamma di servizi e prodotti immateriali; le gerarchie sociali, politiche ed economiche si appiattiscono in un mondo che regala a tutti il diritto di parlare, associarsi liberamente, creare delle nuove industrie”.

Insomma è brutto sentirsi un “pollo” che si è bevuto una serie di favolette. Ma se per qualcuno il risveglio può essere stato doloroso,  e qui  penso ad alcuni giovani che si sono trovati nel 2000 nel giro di qualche mese da manager superpagati a disoccupati,  personalmente non ho mai amato  i  “portali commerciali” della bolla dot.com né ho mai pensato che il web2.0 avesse finalmente! permesso il riscatto delle masse (rispetto all’esecrato e passivo web1.0). E se la crisi del 2008 ha fatto  aumentare  il divario fra ricchi e poveri, trasformando i  knowledge worker da élite, profetizzata da Toffler, ad una tipologia di  “precariato” non so se questo si possa davvero ascrivere alla cultura digitale.

Devo dire che anche  il  fascino delle folle collaborative autoorganizzate (vedi Shirky, Surowiecki)  dopo una prima fase di infatuazione,  mi si era già molto ridimensionato leggendo “La liberta ritrovata” di Schirmacherr ed in particolare condivido con Formenti l’aggettivo “aberrante”  affibbiato al Turco Meccanico di Amazon [una interessante lettura su Quora sono le risposte alla domanda "qual è l'uso più creativo del turco meccanico di Amazon" su cui mi riprometto sempre di scrivere un post].

Non so se  la rete favorisca come sostiene Formenti la  “femminilizzazione del lavoro” perché le donne sono più adattabili, flessibili e disponibili ad accettare compensi inferiori, creando una concorrenza al ribasso con i colleghi maschi, ma personalmente constato che  favorisca  “la socialità individualizzata” o “l’individualismo socializzato”,  in cui si lavora per la maggior parte del tempo da soli partecipando a team distribuiti in rete.

Questa larga parte di società in rete è quella che ha contribuito, negli Stati Uniti al succeso di Obama, ma non ci si faccia illusioni:  ai piani alti i posti sono già tutti occupati da un’esigua rapprensentanza di quella “classe creativa” descritta da Florida. Nella  nuova geografia che si sta delineando  in cui l’Occidente importa modelli di flessibilizzazione e precarizzazione tipica dei paesi in via di sviluppo, i paesi emergenti si occidentalizzano importando tecnologie e stili di vita.  In questo panorama Obama e la lobby delle internet company, usano la rete come arma strategica per imporre un’egemonia culturale.  [E' interessante in questo senso leggere questo post di Ethan Zuckermann su come si possa percepire in modo diverso il concetto di libertà di parola, visto da una prospettiva cinese]

Come dichiara lo stesso autore, dopo aver descritto  un nuovo capitalismo che appare più subdolo di quello classico perché ci rende appunto “felici e sfruttati”, nel libro manca la pars construens che viene sintetizzata con un appello ad “una sinistra degna di tale nome” perché si ricostruisca un’identità di classe.

 

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6 video TED da non perdere

TED [Questo post è dedicato a Giulia perché  le avevo promesso che le avrei segnalato un po' di siti interessanti.]
Prendo spunto da questo post che consiglia 5 video TED a i bibliotecari e allora provo anche io a fare la mia personale selezione.
TED è una conferenza annuale senza scopo di lucro nata per far circolare le migliori idee sui temi  della  Tecnologia, dell’intrattenimento e del design (Technology, Entertainment, Design= TED). Ideata nel 2007 da Chris Anderson come conferenze annuali a Palm Spring e a Oxford,  richiede agli  speaker di altissimo livello un discorso memorabile che duri circa 20 minuti. I discorsi sono sempre di elevata qualità sia nei contenuti sia nella performance, tanto da essere ad esempio presi come esempi paradigmatici di presentazioni efficaci (per chi è interessato consiglio i  libri di  Nancy Duarte).

Sono ad oggi più di 900 le presentazioni presenti sul sito TED rilasciati con licenze Creative Commons e intorno al quale si è creata una community di traduttori volontari per i sottotitoli, per cui anche la difficoltà della lingua è stata superata.  Ecco la mia selezione:

1) Jill Bolte Taylor racconta il suo ictus - forse è stato il primo video di TED che ho visto, lo considero straordinario sia per il contenuto, sia per la qualità della presentazione. “Jill Bolte Taylor ha vissuto un’esperienza che pochi neuroscienziati si augurerebbero: ha avuto un grave ictus ed ha osservato le sue funzioni cerebrali – moto, linguaggio, percezioni di sè – sparire una ad una. Una storia straordinaria.”

2) Ken Robinson dice che la scuola uccide la creatività – il discorso appassionante di come viene spenta la creatività nei bambini, presentato con una certa verve comica. dopo aver visto il video un certo numero di volte, ho letto anche il suo libro “The Element” “Sir Ken Robinson espone una divertente e toccante argomentazione a favore della creazione di un sistema educativo che nutra la creatività (anziché metterla a repentaglio).”

La tematica di Sir Ken Robison è stata realizzata anche dall’RSA   (Royal Society for the encouragement of Arts, Manufactures and Commerce) che utilizza una tecnica di animazione molto interessante http://www.youtube.com/user/theRSAorg#p/u/4/zDZFcDGpL4U

3) Ethan Zuckerman: ascoltare tante voci globali – Il fondatore di Global Voices non poteva mancare e ci spiega perché pensiamo di essere globali, ma in realtà restiamo sempre confinati in un piccolo spazio mentale “Certo, il web copre ormai l’intero pianeta, ma molti di noi finiscono comunque per ascoltare quanto hanno dire quelli che la pensano come noi. Ethan Zuckerman, blogger e tecnologo, vuole far qualcosa per aiutarci a seguire storie provenienti da ogni parte del globo. E qui ci presenta delle argute strategie per aprire il nostro mondo di Twitter e soprattutto leggere notizie in lingue che non conosciamo.”

4)Benjamin Zander sulla musica e la passione una grande performance di un direttore d’orchestra che ci spiega perché la musica classica parla a tutti noi e perché non ci si dovrebbe mai arrendere - “Benjamin Zander ha due passioni contagiose: la musica classica e aiutare tutti noi a realizzare il nostro amore per essa, e per estensione, il nostro amore per tutte le nuove possibilità, nuove esperienze e nuove connessioni”

5) Chimamanda Adichie: i pericoli di una storia unica questa giovane scrittrice africana aiuta a riflettere su quanto ci facciamo ingabbiare dagli stereotipi – “Le nostre vite, le nostre culture, sono composte di molte storie che si intrecciano. La scrittrice Chimamanda Adichie racconta la storia di come ha trovato la sua autentica voce culturale – e mette in guardia su come, sentendo una storia unica su un’altra persona o su un’altro paese, rischiamo di cadere in gravi malintesi.”

6)Jane McGonigal: il gioco può creare un mondo migliore passiamo milioni di ore a giocare al computer e questo può rendere il mondo un posto migliore, perchè soprattutto impariamo che possiamo farcela “Giochi come World of Warcraft danno la possibilità ai giocatori di salvare mondi interi, e incentivano l’apprendimento del comportamento degli eroi. Cosa accadrebbe se potessimo utilizzare questa capacità del gioco per risolvere problemi del mondo reale? Jane McGonigal afferma che possiamo, e spiega come farlo.
Quali sono i vostri TED Talk preferiti?

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il wifi libero non (ci) basta

Ci sono  già tante città che offrono accesso wifi libero per i propri cittadini: Novara, Bologna, la Provincia di Roma e anche Torino.  In Piemonte è stata recentemente approvata una legge regionale per creare, per i cittadini, accessi gratuiti alla rete presso le sedi pubbliche.

La prossima settimana ci saranno in importanti città italiane, tra cui anche a Torino, le elezioni amministrative: a Torino la maggior parte de i candidati sindaco e  vari aspiranti consiglieri in modo bipartisan  hanno messo nel loro programma la promessa dell’accesso al wifi libero.

C’e’ da sperare che si tratti di una semplificazione per progetti di piu’ ampio respiro, infatti come scrive Francesco Sacco  su Le formiche [Un patto sociale in nome della digitalizzazione],  la situazione richiede interventi energici

“Secondo il Networked readiness index del Word economic forum nel 2010 l’Italia si posiziona al 48esimo posto nel mondo in quanto a capacità di trarre profitto dall´Ict. Nel 2009 eravamo al 45simo posto. Davanti a noi non ci sono soltanto quei Paesi che sono tradizionalmente in competizione con i nostri produttori, ma siamo preceduti da Portorico, Ungheria e Thailandia, appena davanti a Costarica e Oman. Il vantaggio competitivo di una nazione e del suo sistema produttivo dipende sempre di più dalla sua capacità di sapere sfruttare a fondo i guadagni di produttività che consente l’Ict. Non resteremo ancora a lungo la settima potenza economica del mondo se non ne sapremo trarre le necessarie conseguenze. Una recente ricerca di McKinsey ha calcolato che ogni euro investito da un´azienda francese in rete (siti, posta elettronica, software) si è tradotto in due euro di margine operativo e ogni euro speso in marketing online ha generato 2,5 euro di utile, stimolando soprattutto la crescita delle Pmi. Un terzo della popolazione mondiale ben più della parte più ricca è già su Internet. Ma i benefici della digitalizzazione creano rendimenti crescenti: a parità di investimento, rendono di più in valore assoluto nei Paesi che sono già più digitalizzati. La conseguenza è che se non reagiamo immediatamente, il nostro ritardo diventerà presto incolmabile.

La situazione italiana non e’ rosea… non esiste una strategia nazionale per il digitale e l”iniziativa per dare all’Italia un’Agenda Digitale,  non mi sembra che abbia mantenuto il taglio “dal basso” con il quale era partita e né mi è chiaro (ne’ dal blog né dalla pagina facebook) cosa stiano facendo.

Torino Digitale chiede ai candidati sindaco di impegnarsi perché a partire dalla città si rilanci il progetto di un’agenda digitale attraverso azioni concrete e non superficiali promesse elettorali. Certo le premesse non lasciano ben sperare, visto che non è stato possibile organizzare un confronto su questi temi.

In fondo e’ sempre la stessa cosa che capitava con i presidi delle scuole una decina d’anni fa quando proponevano progetti sulle tecnologie: ti facevano parlare con l’esperto, perché ritenevano  che l’ict non fosse grado di modificare l’organizzazione scolastica o la didattica. I presidi, che lavorano con i giovani, hanno capito in fretta e si sono adeguati.  Speriamo lo capiscano anche i sindaci che contano sugli elettori pensionati.

 

 

 

 

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Analfabeti laureati

copertina linus aprile 2011Sul numero di aprile 2011 di Linus, David Binussa  evidenzia  alcuni dati allarmanti   dal rapporto INVALSI 2010: “cinque italiani su 100 tra i 14 e 65 anni non sanno distinguere una lettera dall’altra oppure una cifra dall’altra. Trentotto su cento lo sanno fare, ma riescono solo con difficoltà a interpretare una scritta o una cifra.  [..] Trentatré superano questa condizione ma non vanno molto oltre.  Significa che un testo scritto su un qualsiasi giornale a grande tiratura [..] risulta oltre la loro portata di comprensione e capacità di concentrazione. Il dato in percentuale  si abbassa parecchio se il testo è costitutio da un semplice grafico o da una comparazione tra numeri. In questo 33%, il 12% è costituito da laureati.”

Binussa prosegue snocciolando altri dati relativi all’analfabetismo di ritorno ed evidenzia poi ,  in Italia ci troviamo in una situazione di arretratezza e sull’inesistenza di politiche in grado di invertire questa tendenza, anche perché ci raccontiamo di essere “una società tra le grandi nel mondo” .

Termini più o meno equivalenti sul tema dell’assenza di politiche per l’educazione degli adulti sono stati usati da Massimo Negarville alla Fondazione Rosselli, in occasione del seminario sul rapporto OCSE Education Today 2010.  Il basso livello di scolarità e il rischio alfabetico costituiscono un handicap allo sviluppo economico e alla coesione sociale: su 36 milioni di persone in Italia fra i 20 e i 64 anni, 15 milioni non vanno oltre la licenza media, inoltre secondo l’indagine ALL (Adult Literacy and Life skill) che ha analizzato il rapporto tra competenze e titoli di studio, il 52% dei diplomati ha competenze bassissime.  A questo aggiungiamo che le previsioni Eurostat vedono un Italia che nel 2020 avrà il 37,2% di manodopera non qualificata con prevedibili ripercussioni sull’occupazione.

Il moltiplicarsi di dibattiti sullo stato dell’educazione e sul futuro della scuola, evidenziano un diffuso allarme fra esperti e studiosi eppure i nostri politici  non sembrano interessati ad affrontare il problema in modo strutturale.

Dal seminario della Fondazione Rosselli è emerso come in Italia, in controtendenza ai paesi “avanzati” la spesa procapite per studente diminuisca, che si squalifica il ruolo sociale degli insegnanti che a loro volta  si sentono minacciati,  che la scuola dell’autonomia è una scuola che si percepisce abbandonata, dove il caos  regna sovrano, accentuato da riformicchie,  indicazioni operative assenti o contrastanti e le

Andrea Gavosto della Fondazione Agnelli ha sottolineato come non esista contraddizione fra equità ed efficacia e su come la competizione fra scuole provoca danni enormi agli alunni svantaggiati, perché mancano le precondizioni per la scelta.

Francesca Traclò, Direttore della Fondazione Rosselli ha evidenziato come tutte le crisi economiche siano pagate dai giovani e che la mancanza di investimenti provoca costi di lungo periodo: fino a quando tutte queste voci potranno essere ignorate?

 

 

 

 

 

 

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Primomaggioduemilaundici

Il PrimoMaggio negli ultimi anni era soprattutto un’occasione per salutarsi.. quest’anno con l’avvicinarsi della scadenza elettorale per il nuovo sindaco, i referendum su acqua e nucleare, i bombardamenti  in Libia, la recente uccisione di Vittorio Arrigoni c’erano tanti motivi per esserci.  Ma Torino e’ sempre la città della Fiat e il referendum-ricatto agli operai non è stato superato.. i sindacati “gialli” cisl e uil sono stati i catalizzatori della rabbia, e le loro bandiere trascinate nella polvere per tutto il corteo sono state poi bruciate in piazza.

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Arduino Day

Arduino Day, roma 14 aprile Si è svolto a Roma il 14 aprile, l’Arduino Day, organizzato dall’Associazion Discienza. Dopo il convegno del 26 ottobre a Torino  organizzato da Dschola e Arduino con il supporto di CSP e DocAbout, i ragazzi di DiScienza hanno pensato di riproporre un evento simile a Roma per far conoscere le potenzialità di Arduino anche alle scuole del Lazio.

Complimenti davvero a Leonardo Di Cosmo e Paolo De Gasperis per l’organizzazione dell’evento, che è stata l’occasione per conoscere più da vicino le persone che stanno dietro a esperienze importanti come la RoboCup, la Scuola di Robotica, il VittoriLab. Sul sito Discienza foto, video e commenti della giornata.  Su Slideshare la mia presentazione

Se Arduino e la scuola sono temi di interesse non prendete impegni per il prossimo 19 maggio…

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Euroflora 2011..

azalee Non è possibile mancare questo evento.. come sempre un allestimento molto spettacolare. Bellissime rose di tutte le varietà, azalee a profusione e orchidee. Notevole anche il padiglione realizzato dalle camere di commercio e dalle regioni. Poche novità o forse mi sono sfuggite. Molto carina la “via degli orti e dei giardini”. Poca convenienza nell’acquistare piante, salvo che per i fiori recisi.

Indimenticabile la focaccia di Recco mangiata in un bar qualunque appiccicati a un tv che trasmetteva le royal wedding di William e Cate… e non gli hanno dedicato manco una rosa!

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Thinking the Unthinkable 2010

Tutto è pronto per il convegno organizzato dall’Associazione Pulitzer a Napoli il 3 Dicembre 2010: “Thinking the Unthinkable il cantiere dell’ informazione: digitale, iperlocale e partecipata tra libertà e censura
Incontro tra giornalisti, esperti di comunicazione e blogger per discutere di: nuovi giornalismi: iperlocalismo, partecipazione e microfinanziamenti; rete e informazione: democrazia e censura
Pensare l’impensabile diventa necessario quando le usuali strategie per affrontare i problemi diventano inutili o disfunzionali, occorre quindi  ribaltare i punti di vista e i ruoli, provare strade nuove,  assumersi dei rischi per vedere cosa capita. Ad un anno circa dall’avvio dell’Associazione,   insieme a giornalisti, blogger e comunicatori  discuteremo di informazione locale/globale,  di professionisti e appassionati,  di partecipazione/esclusione,  di finanziamento pubblico/privato, di sostenibilità  e soprattutto di libertà di espressione/censura

Dopo i saluti del e del Presidente dell’Associazione, i lavori saranno aperti dalla prof.ssa Enrica Amaturo del Dipartimento di Sociologia dell’Università Federico II e da Giustino Fabrizio, direttore della redazione napoletana di Repubblica con il progetto “Studenti giornalisti”.

La prima tavola rotonda moderata da me, affronterà con Francesco Piccinini (Agoravox), Paolo Esposito(Caffè News), Bernardo Parrella (Global Voices Online), Francesca Ferrara (Sentieri Digitali), Alessio Viscardi (Avanguardie.info), Giuseppe Rondelli (NapoliUrbanBlog) il tema del giornalimo iperlocale, della partecipazione e del crowdfunding.

Seguirà un secondo confronto sul tema libertà e censura con Guido Scorza (Politiche dell’Innovazione). Vittorio Zambardino (Repubblica.it), Vittorio Pasteris (Università di Torino), Vincenzo Colimoro (Assostampa Campana) e Pasquale Popolizio (Fondazione Idis Città della Scienza di Napoli), moderato da Antonio Rossano, presidente Associazione Pulitzer.

Chiuderà i lavori Luca Longo, Vice Presidente Associazione Pulitzer.

Associazione Pulitzer – Non profit
email: associazione.pulitzer@gmail.com

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Il Sangue Verde al cinema Baretti a Torino


Gennaio 2010, a Rosarno in Calabria sembra scoppiata la guerra civile: a undici mesi di distanza, il 28-29 novembre ci saranno le elezioni, unico comune italiano che rinnova in questi giorni il consiglio comunale, dopo anni di commissariamento per infiltrazione mafiosa ma
per i braccianti sembra non essere cambiato nulla, secondo quanto scrive Davide Galati su VociGlobali.it

Il 29 novembre 2010 alle ore 21 il Cineteatro Baretti a Torino, ospiterà la proiezione del documentario “Il Sangue Verde” di Andrea Segre.

L’evento è promosso da Associazione Voci Globali, Associazione Nessuno e Associazione Quintiliano – Ingresso 2 euro + offerta libera

“Le manifestazioni di rabbia degli immigrati mettono a nudo le condizioni di degrado e ingiustizia in cui vivono quotidianamente migliaia di braccianti africani, sfruttati da un’economia fortemente influenzata dal potere mafioso della ‘Ndrangheta. Per un momento l’Italia si accorge di loro, ne ha paura, reagisce con violenza, e in poche ore Rosarno viene “sgomberata” e il problema “risolto”. Ma i volti e le storie dei protagonisti degli scontri di Rosarno dicono che non è così. Scovarle e dare loro voce è oggi forse l’unica via per restituire al Paese la propria memoria: quella di quei di giorni di violenza e quella del proprio recente quanto rimosso passato di miseria rurale”

Scheda del film

“Il sangue verde”, di Andrea Segre, prodotto da ZaLab, coprodotto da Aeternam Films e patrocinato da Amnesty International, ricostruisce gli eventi e le violenze di Rosarno del gennaio 2010 attraverso il racconto di sette migranti africani. Girato tra Rosarno, Caserta e Roma, propone un resoconto di quei giorni e di quelli che seguirono, raccogliendo le voci di chi, pur protagonista, viene spesso lasciato nel silenzio, restituendo così la dignità del racconto in prima persona ad Abraham, John, Amadou, Zongo, Jamadu, Abraham e Kalifa.

Tutti parlano, senza rancore, di cosa è successo dal loro punto di vista e descrivono com’era, e com’è ora, la loro vita in Italia. Gli scontri di Rosarno, e il successivo trasferimento forzato di oltre un migliaio di migranti che vi abitavano, hanno mostrato come la tratta e lo sfruttamento lavorativo dei migranti e l’assenza di misure concrete contro la xenofobia e il razzismo costituiscano una miscela esplosiva, che mette a rischio i diritti umani di tutti.
Presentato il 3 settembre alla 67ma Mostra del Cinema di Venezia, e vincitore del premio “Selezione Cinema Doc Autori” nell’ambito delle Giornate degli autori, “Il sangue verde” è impegnato in numerose proiezioni in diverse città italiane.


ASSOCIAZIONE VOCI GLOBALI

Voci Globali è un progetto polivalente e volontario basato sul citizen journalism e altre forme partecipative di comunicazione, nonché sulle relative attività a livello di territorio. Obiettivo primario è quello di dare spazio a voci e questioni spesso dimenticate o ignorate dai media mainstream su temi quali Paesi in via di sviluppo, violazione dei diritti umani, giustizia sociale, tutela delle minoranze, rispetto della libertà di espressione, cyber-attivismo, digital divide.
Ampio lo spazio previsto anche per vicende legate agli immigrati e ai fenomeni migratori, nonché più in generale all’attualità del villaggio globale raccontata in presa diretta dai cittadini-reporter.

ASSOCIAZIONE NESSUNO

Nata nel 2006 da un gruppo di giovani che hanno un forte legame con la città di Torino. L’Associazione vuole inserirsi nel panorama di cambiamento ed evoluzione della città nell’ambito della cultura, dell’arte e della società. Dotata di una struttura flessibile e dinamica, sfrutta le numerose e diverse competenze dei propri soci per individuare e sviluppare modelli innovativi di partecipazione e comunicazione non convenzionale in ambito culturale e sociale.
L’Associazione Nessuno ha come propri capisaldi la partecipazione, l’apertura, la progettualità “a rete” e inclusiva, nella convinzione che la realtà di oggi richieda un ripensamento profondo dei propri modelli di “fare cultura” e “fare società”

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