Henry Jenkins: I nostri figli hanno bisogno di adulti che gli guardino le spalle, non che li sorveglino

Henry Jenkins: I nostri figli hanno bisogno di adulti che gli guardino le spalle, non che li sorveglino

Henry Jenkins è forse il maggior esperto mondiale di cultura partecipativa, oltre che di media education. Il suo blog è ricchissimo di materiali e idee, come la recente serie in cui commenta il suo libro bianco del 2009 per Mac Arthur Fondation sulla Media Education del 21 secolo. A distanza di anni, dice che lo riscriverebbe quasi uguale, riporto questo breve estratto dell’intervista, la risposta alla domanda “Come vedi oggi la cultura partecipativa?”

In the wake of COVID-19, we’ve seen the widespread embrace of networked technologies and particularly Zoom in response to the social isolation we’re all feeling. Ironically, we were attacked as advocates of digital media for a long time because digital media was isolating us from going out into the world and engaging with the people around us.  Now, we’re trapped in our apartments, have no way of going out or engaging with the world, we’re isolated from the people around us. I haven’t seen the guy in the apartment next to mine since this thing began but we’re communicating via Zoom and email on an ongoing basis. Schools have had to revert overnight to online teaching. I’m teaching online exclusively right now. We’re hearing stories of kindergarteners being asked to spend three or four hours blocks online, engaging with their teachers. This conversion was done without the support that the white paper was calling for.  The professional development never took place. The development of new content and techniques never took place.  People do traditional teaching on Zoom and largely receive technical advice rather than pedagogical advice. So the white paper still offers tools to rethink what’s going on. Of course, there are innovative teachers across America doing that thinking now. We’ve heard from some of them through the Civic Imagination Project.  We’re working regularly with some great teachers in the LA area and we do work with the National Writing Project. But teachers still need more guidance. 

A seguito del COVID-19, abbiamo visto la diffusione delle tecnologie in rete e in particolare di Zoom in risposta all’isolamento sociale che tutti stiamo provando. Ironicamente, siamo sempre stati attaccati come sostenitori dei media digitali perché gli stessi ci stavano isolando dall’uscire nel mondo e impegnarci con le persone intorno a noi.  Ora, siamo intrappolati nei nostri appartamenti, non abbiamo modo di uscire o impegnarci con il mondo, siamo isolati dalle persone intorno a noi.[..].Le scuole hanno dovuto ripiegare da un giorno all’altro sull’insegnamento online. Io sto insegnando esclusivamente online in questo momento. Stiamo sentendo storie di bambini dell’asilo a cui è stato chiesto di passare tre o quattro blocchi di ore online, impegnandosi con i loro insegnanti. Questa conversione è stata fatta senza il supporto che il libro bianco richiedeva.  Lo sviluppo professionale non ha mai avuto luogo. Lo sviluppo di nuovi contenuti e tecniche non ha mai avuto luogo.  Le persone continuano l’insegnamento tradizionale su Zoom e ricevono in gran parte consigli tecnici piuttosto che pedagogici. Quindi il libro bianco offre ancora strumenti per ripensare quello che sta succedendo. [..]

In un altro post di settembre 2020, Jenkins aveva appreso dalla sua collega Sangita Shresthova che ai bambini della scuola dell’infanzia la California impone 180 minuti di lezione a distanza alla settimana. Il modello dell’ora di lezione che già era inadeguato in classe in presenza dimostra ancora di più l’inadeguatezza nella versione online a distanza. Bisogna ripensare il rapporto fra insegnanti e contenuti che funzionano. Sangita propone Outschool(outschool.com), che offre lezioni brevi di 15-30 minuti per piccoli gruppi di bambini (4-6) su argomenti vari dalle farfalle, a come disegnare i supereroi o alla danza in stile Bollywood. Sul tema dei bambini soli di fronte al digitale, Jenkins aggiunge che è importante che le famiglie dialoghino con i figli sulle loro esperienze dei media, con una approccio costruttivo e non di sorveglianza…

Our children need adults who will watch their backs, not snoop over their shoulders. They need mentorship as they confront some of the challenges of the digital world and as they construct their own identities in relation to the culture around them. But they are only going to accept our advice when they actively seek it out rather than having it imposed upon them. Child development literature suggests that children adventure a bit further from their parents’ orbit each year they grow older but that this stepping out is inconsistent, that they also seek out their parents’ hands when they feel uncomfortable. A wise parent looks for those openings to provide the support they need. They let go of some control over their kids and instead empower them to stand on their own feet. The indirectness of conversations around television make it an effective middle ground for both letting go and providing support.

I nostri figli hanno bisogno di adulti che gli guardino le spalle, non che li sorveglino. Hanno bisogno di una guida mentre affrontano alcune delle sfide del mondo digitale e mentre costruiscono le loro identità in relazione alla cultura che li circonda. Ma accetteranno i nostri consigli solo quando li cercheranno attivamente piuttosto che farseli imporre. La letteratura sullo sviluppo infantile suggerisce che i bambini si avventurano un po’ più lontano dall’orbita dei loro genitori ogni anno che crescono, ma che questa uscita è incoerente e che cercano le mani dei loro genitori quando si sentono a disagio. Un genitore saggio cerca quelle aperture per fornire il sostegno di cui hanno bisogno. Lascia andare un po’ di controllo sui loro figli e li mette in grado di stare in piedi da soli.

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